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| Shake |
| Ciclismo patafisico |
| Alfred Jarry (a cura di Igor Longo) |
| € 15,00  pp. 144 |
| (universale)  9788888865935 |
| novità: Gennaio 2010 |
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IL LIBRO:
A fine Ottocento, l'invenzione della bicicletta rivoluzionò, ancor più del treno, i trasporti di massa e la società stessa. Primo vero mezzo meccanico di trasporto individuale, poté garantire una libertà di movimento e d'azione negata per secoli all'uomo comune, a quell’“uomo della strada” che fino ad allora di strada ne aveva fatta ben poca.
La bicicletta rappresentò per protofuturisti come Jarry l'incarnazione dell’“uomo-macchina”, uno "steam-cyborg" a pedali in cui gambe, telaio e manubrio si fondevano perfettamente in un prodigioso miracolo tecnico-atletico.
Il giornalista Giffard, uno degli inventori del Tour de France, profetizzò giustamente il declino del cavallo e l'avvio di una nuova era. Ma la bicicletta fu anche l'inizio della liberazione della donna. Telaio e pedali le concessero il privilegio dei pantaloni, entusiasmando Stéphane Mallarmé e allarmando il pioniere della sessuologia ciclotrasportata Ludovic O'Followell sui pericoli presentati dall'eccitante sellino e dal suo continuo sfregamento. E rappresentò anche un modo per appropriarsi del paesaggio urbano e agreste, come ci raccontano sia Jarry sia Zola e Clemenceau, nelle loro nostalgiche narrazioni di idilliache pedalate sul pavè parigino o sulle polverose strade di una Francia non ancora assalita dall'asfalto.
Il ciclismo come nuovo mostro sociale, in un’antologia imperdibile sulle origini della nostra modernità, in un vero e proprio oggetto d’arte.
Testi di Alfred JARRY (fondatore della Patafisica), Alphonse ALLAIS, Georges CLEMENCEAU, Pierre GIFFARD, Stéphane MALLARMÉ, Charles QUESTÉ, Ludovic O'FOLLOWELL, Émile ZOLA. |
L’AUTORE:
Alfred Jarry (Laval, 8 settembre 1873 – Parigi, 1º novembre 1907) è stato uno scrittore e drammaturgo francese. Provinciale intelligente e curioso, compì studi brillanti. Jarry trovò nella Parigi di fine secolo e nell’eccentricità dei suoi ambienti artistici la strada di una vocazione letteraria che lo portò a contatto con i simbolisti.
Collaborò al “Mercure de France” e pubblicò due numeri della sua rivista “Perhinderion”.
La sua fama, più che all’avventura letteraria (che lo colloca tra i creatori dell’avanguardia), è legata all’invenzione di un personaggio: “Padre Ubu”; grottesca marionetta umana, avida di potere e di denaro, ingorda, cinica, brutale e paurosa che rappresenta il piccolo borghese del tempo, affascinato dall’idea del potere e della gloria e vile al loro cospetto; ma le avventure di Ubu non lasciano mai affiorare il moralismo e si svolgono nella frantumazione delle consuetudini linguistiche e sceniche tradizionali.
Igor Longo è un esperto internazionalmente riconosciuto di letteratura popolare, sia per adulti sia per l'infanzia, in particolare di fine Ottocento e inizio Novecento. |
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