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Non è agevole il cammino della parola, nell’anno 2007, in questa parte del pianeta. L’oralità tende a rinchiudersi in se stessa, perdendo significato, presenza, sostanza. D’altronde sono i nostri stessi corpi a subire un isolamento. È una forma di autoreclusione indotta. Qualsiasi strumento tecnologico concorre a mortificare la comunicazione verbale diretta tra le persone. Telefonini, antenne satellitari, aria condizionata, reti telematiche, ipermercati... tutto sembra dirci: “Chiudetevi dentro”. Le macchine e i luoghi che in teoria dovrebbero migliorare le nostre vite, nel tempo della guerra globale permanente divengono strumenti per renderci compatibili con la paura ingiustificata dell’Altro, che ormai serpeggia ovunque, intorno a noi. Contribuiscono ad ad-domesticarci, cioè a segregarci in casa. Anche la parola scritta, pur essendo sempre più diffusa e praticata grazie ai nuovi media, in realtà si rattrappisce, contraendosi. Ed insieme ad essa, perde ogni forza la nostra capacità d’ascolto.







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