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| XL edizioni |
| Lo spazio della rappresentanza |
| di Pietro Violante |
| € 15,00  pp. 336 |
| (tracce)  978-88-6083-010-4 |
| novità: gennaio 2008 |
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IL LIBRO:
Innovativo nel metodo pluridisciplinare, anticipatore del dibattito storiografi co sulla geneaologia della rappresentanza, pubblicato la prima volta nel 1981, fu apprezzato da Norberto Bobbio come un “ottimo libro e dalla documentazione esemplare”
La rappresentanza è il riflesso della disorganicità sociale e governa lo spazio del consenso conquistato. La mappa di questo luogo corrisponde allora alla descrizione e alla misurazione del consenso che vi si forma. La trasformazione dello spazio gotico dell’Ancien régime nello spazio a griglie dello stato rappresentativo avviene attraverso tre dibattiti assembleari tra il luglio e il settembre del 1789. Sono questi dibattiti, al cui centro si colloca l’abate Sieyes, a definire la macchina della rappresentanza e lo spazio del consenso politico “borghese”: la sua angustia come le sue regole.
Il libro è una ricostruzione storico-filosofica di questi dibattiti: il concetto di nazione, il principio maggioritario, il vincolo di mandato, la responsabilità ministeriale, il veto reale, il bicameralismo, la tripartizione dei poteri sono indagati come elementi di una nuova economia del potere che ripropone – in continuità con l’assolutismo – la sfera come metafora del potere al cui centro però pone la legge e non il re. Sieyes è così il narratore di un racconto ideologico in cui la politica per superare le differenze sociali procede verso i piani superiori dell’astrattezza e della generalità, mentre l’amministrazione procede in senso inverso, nel senso cioè della disciplina del dettaglio, del micropotere, dell’irregolarità e della particolarità. |
L’AUTORE:
Pietro Violante (Bagheria 1945) insegna Storia delle dottrine politiche e Sociologia della musica all’Università di Palermo. Per lunghi anni critico musicale de “L’Ora”, ha collaborato a “L’Europeo”, al “Sole-24 ore” e attualmente a “La Repubblica (Palermo)”. È stato addetto culturale presso l’Istituto italiano di cultura di New York e di Vienna. Ha scritto numerosi saggi su G. van Swieten, G. Simmel, O. Hintze, Th.W. Adorno. Il suo ultimo libro Eredità della musica. David Josef Bach e i concerti dei lavoratori viennesi (1905-1934) (Sellerio 2007) esplora il rapporto tra musica e austromarxismo. |
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