Edizioni SEB 27
Fisiologia del gusto
di Jean Anthelme Brillant-Savarin
€ 10,00  pp. 176
(L'atalante) 88-86618-28-x
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IL LIBRO:

La Fisiologia del gusto è un’opera curiosa come curiosa è pure la sorte che pressoché due secoli di vita le hanno riservato.
La fortuna di un libro spesso segue percorsi insondabili, crea – a torto o a ragione – monumenti dalla sacralità quasi inattaccabile, oppure muta col mutare delle mode, degli equivoci, delle intuizioni e degli abbagli. Ma può accadere anche che un libro attraversi le generazioni lasciandosi assimilare per quello che è, senza pretese; permettendo ad ognuno che lo incontri di prendere per sé quel poco o quel tanto che lo affascini o che semplicemente gli serva.
Qualcosa del genere deve essere successo anche a questa raccolta di meditazioni sulla gastronomia.
La sua fortuna è stata probabilmente tanto nella sua brillantezza e nella sua vivacità, quanto nei suoi limiti di opera disomogenea, a tratti obbiettivamente confusa o addirittura pedante. Infatti non di rado un redattore, un curatore o un traduttore è intervenuto ad esaltarne gli accenti considerati via via i migliori, a puntellarne i meno riusciti e a nettarne i peggiori. Si è tramandata così una sottile varietà di versioni – ognuna a suo modo gustosa – senza neppure l’assenza, di contro, delle debite rigorose ricostruzioni filologiche.


L'AUTORE:
Jean Anthelme Brillant-Savarin. Il nome di Jean Anthelme Brillat-Savarin è stato l’imprimatur per circoli culinari o associazioni di buongustai; ha battezzato un dolce ed un formaggio; in rete una ricerca superficiale ci indica qualche centinaio di siti che a lui in qualche modo riconducono.
A parlare dell’opera e del suo autore si sono scomodati da Balzac a Roland Barthes; molte delle sue espressioni sono diventate, e non solo tra gli addetti ai lavori, frasi d’uso diffuso, e dall’uso a volte storpiate o ridotte a luoghi comuni.
Resta tuttavia la sensazione che Brillat-Savarin sia stato talmente citato e considerato un classico da essere – non saltuario paradosso della buona sorte – ormai raramente frequentato.