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| Tricromia |
| T/12. Di segni e di sogni |
| di Federico Fellini |
| € 40,00  pp. 92 |
|   9788890270376 |
| novità: novembre 2009 |
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IL LIBRO:
Fellini di segni e di sogni, una preziosa raccolta di disegni inediti pubblicati dalla galleria tricromia scelti unicamente secondo un criterio a fissare e chiarire visualmente una disposizione, una situazione, un carattere, il costume di un certo personaggio, una sensazione; una serie fittissima e inestricabile di rimandi all'opera filmica.
E' sufficiente soffermarsi sulle opere selezionate per questa pubblicazione per avvertire che esse sono autentica espressione di una genialità pittorica, la quale trascende la propria genesi materiale (matita, pastelli, inchiostro, pennarello) per assumere l'aspetto di pittura senza pennello.
E' noto, infatti, che Fellini durante la preparazione dei film disegnava personaggi, costumi, caratteri e ambienti che poi avrebbe portato sul set. Altrettanto noto è che nel corso della lavorazione dei film dava istruzioni ai suoi collaboratori, costumisti e scenografi, disegnando ciò che voleva venisse realizzato (disegni che, prima del Casanova , venivano spesso gettati una volta utilizzati). Ma la funzionalità del disegno all'esecuzione dell'opera cinematografica non contrasta con il fatto che il disegno stesso, sia pure indipendentemente dalle intenzioni dell'autore, finisca per assumere una connotazione estetica.
Infatti, se ci sforziamo di applicare a questi disegni le categorie storiche della critica d'arte, scorgiamo la lezione dell'espressionismo nella sua fase delle figure abnormi, di una realtà deformata e mostruosa. Così come agevolmente si individuano le componenti surrealiste, di un surrealismo che supera i limiti autarchici che avevano caratterizzato la cultura italiana degli anni Trenta, per collegarsi ai modelli europei che fanno riferimento a maestri quali Ernst, Dalì, Brauner e Magritte, per citare solo i più ovvi. Non sembri eccessivo richiamare anche Picasso: lo zoomorfismo di alcune figure femminili (pantere, leopardi, leonesse) unitamente al primitivismo selvaggio del loro sesso cespuglioso, l'allusione ironica al Minotauro nel “maschiaccio” villoso, l'amplesso fra la donna appena delineata e una belva umana pelosa credo possano giustificarlo. |
L’AUTORE:
Federico Fellini |
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